home > Disturbo oppositivo provocatorio

Disturbo oppositivo provocatorio

La principale caratteristica  del disturbo oppositivo provocatorio (DOP) è il manifestarsi in maniera continua di comportamenti  che evidenziano manifestazioni di rabbia, ostilità, oppositività e provocatorietà.

Tali comportamenti appaiono decisamente non adeguati all’età del bambino e alla situazione contingente che apparentemente li provoca. Il bambino con DOP si comporta in modo negativistico, litiga spesso con gli adulti, li sfida e si rifiuta di rispettare regole e richieste.

 Spesso irrita in maniera provocatoria le persone o le aggredisce verbalmente, (di solito senza aggressioni fisiche, presenti, invece, nel disturbo della condotta) si oppone in modo persistente, talvolta, per mettere alla prova i limiti, non accetta i rimproveri e incolpa gli altri dei propri errori o per il proprio comportamento. Un comportamento di aperta “sfida” vera e propria.

Facilmente   porta rancore e , quando è possibile si vendica per un torto subito reale o irreale che sia. Con questi bambini la negoziazione o il compromesso non hanno alcun effetto positivo, infatti non conoscono la responsabilità personale, non riescono a adattarsi all’ambiente in cui vivono sia familiare che scolastico ed hanno enormi problemi sul piano sociale. Spesso i soggetti con DOP tendono a giustificare i loro comportamenti come reazioni “inevitabili” di fronte a certe “pretese” degli adulti o situazioni “senza senso”.

 Il disturbo si manifesta più frequentemente tra i maschi che tra le femmine durante l’infanzia, ma nell’adolescenza la differenza non è più significativa, i sintomi sono molto simili, ma nei maschi sembrano essere più persistenti.

 Il DOP ha esordio intorno ai 6 anni, ma spesso viene riconosciuto in età prescolare , quando i comportamenti problematici aumentano e si aggravano.

DISTURBO DELLA CONDOTTA

Il Disturbo della condotta (DC) si caratterizza per il profondo  comportamento antisociale che hanno i bambini o gli adolescenti che presentano questa patologia: per loro  i diritti fondamentali degli altri e le norme del vivere sociale non hanno alcun valore.

 Questi soggetti hanno un comportamento aggressivo, minaccioso o intimidatorio, talvolta  possono essere fisicamente crudeli, spesso sono coinvolti in risse o colluttazioni fisiche, in tali circostanze è frequente il ricorso a armi o strumenti che possono arrecare gravi danni fisici, e l’aggressione può arrivare anche allo stupro e in rari casi all’omicidio.

 Vandalismo, raggiro, frode e furto sono molto comuni.

Sul piano cognitivo ed emotivo questi soggetti hanno scarsa resistenza alla frustrazione, scarso autocontrollo, sono facilmente irritabili, hanno poca dimestichezza con i sentimenti e l’intimità interpersonale, non sanno provare empatia e per questo non tengono in considerazione i sentimenti e i diritti altrui, l’uso della violenza viene spesso spiegata e giustificati con ragionamenti distorti: Frasi che frequentemente vengono usate da bambini e adolescenti affetti da DC sono “L’ho picchiato solo per dargli una lezione”, “gli altri mi hanno indotto a farlo”, “se lo meritava”, ecc. per giustificare i loro disdicevoli comportamenti.

 Spesso tendono a mostrarsi insensibili rispetto a quanto hanno commesso e a sottovalutare se non ignorare le conseguenze dei loro comportamenti. I sintomi tendono ad aggravarsi con l’età, il disturbo è più diffuso tra i maschi, che manifestano aggressività fisica, furto, spaccio e uso di sostanze, vandalismo; le femmine manifestano invece più frequentemente comportamenti come menzogne, fughe, uso di stupefacenti, prostituzione. Il DC può avere il suo esordio nell’età infantile, intorno ai 9 anni (esordio precoce) oppure nell’età adolescenziale, solitamente prima dei 16 anni. L’età di esordio è indicativa di una prognosi più o meno favorevole.

Dopo di 18 anni la diagnosi è di disturbo antisociale di personalità.

Anche il disagio che non si esprime attraverso il linguaggio psicopatologico deve essere attentamente considerato, dietro alcuni preoccupanti comportamenti si cela un’implicita richiesta di aiuto.

 Per prevenire il passaggio dalla trasgressività adolescenziale alla vera e propria devianza giovanile, è necessario che gli adulti che vivono in contatto con i giovani riescano a decodificare il loro bisogno e a strutturare una risposta ponderata e tempestiva. .

 Numerosi studi  dimostrano che importanti risultati si possono ottenere con bambini e ragazzi con questa tipologia di problemi.

E’ fondamentale che l’intervento si strutturi precocemente e su più piani: personale (aspetto comportamentale, cognitivo, emotivo, affettivo e motivazionale) ambientale (famiglia, scuola o ambiente lavorativo) e, là dove c’è stata una frattura, agire per costruire una reale possibilità di reinserimento e riprogettazione di sé e del proprio futuro. 



Disturbi Psicologici infantili


Studio Psicologa Bologna

Via delle Lame n. 44, Bologna.
Via Nazario Sauro n. 17, Fucecchio (Firenze)

Mobile: 339.8550707
E-mail:mail@alicesalmi.it
Riceve tutti i giorni, solo su appuntamento.

Contattami